Cos’è la danza popolare

La Danza Popolare è una delle forme culturali con cui la Società soprattutto rurale si è espressa durante i secoli.

La Danza ha sempre avuto diverse funzioni all’interno della Società Contadina:

  • Coesione sociale
  • Identificativa
  • Espressiva
  • Ricreativa
  • Cerimoniale
  • Scopi pratici: rassodare l’aia, preparare la terra battuta in casa, la follatura del grano saraceno, pestare i semi di lino, allontanare lupi, serpenti etc.
  • Magica: far crescere la canapa, favorire le covate, cacciare gli stregoni nella prima notte di maggio, difendere dai parassiti il grano, far montare il latte alle balie

La Danza è quindi un atto sociale: esso esprime, manifesta e rafforza i legami che uniscono gli uomini tra loro e con l’ambiente in cui essi vivono e che dona loro la sussistenza.

La Società Contadina ha inevitabilmente espresso con la danza, data la sua essenza di Atto sociale, anche il proprio rinnovamento: le forme antiche non bastano più da sole ai bisogni del gruppo, esistono nuove esigenze ed occorre soddisfarle.

Quello che stupisce è che tale rinnovamento procede in un’unica direzione in tutta Europa: anche la danza deve sottostare alla legge che fa muovere la società da una comunità monolitica verso l’emancipazione delle coppie e degli individui.

All’inizio la Società Contadina è una comunità chiusa, essa si esprime con danze in cerchio, spesso cantate: e’ una forma di danza comunitaria che unisce i ballerini in un gruppo monolitico, senza differenze di età e di sesso, tutti sono “simili”, i partecipanti provano la sensazione di essere parte di un’unica realtà.

E’ una società allo stesso tempo “tutelante e costrittiva”.

In questa società lavoro e tempo libero non sono distinti, le stesse persone agiscono negli stessi luoghi; l’indifferenziazione porta con sé una gerarchia minima: lo scambio e la reciprocità del lavoro avviene tra pari. La solidarietà si esprime anche nei casi di incidenti e disgrazie.

D’altro canto l’individuo non può isolarsi, la vita privata è sotto il controllo sociale, persino il modo di pensare individuale è coerente con quello generale.

Ogni membro della comunità è esposto allo sguardo di tutti ma a sua volta ha il diritto di osservare gli altri: i singoli individui e la coppia non hanno modo di manifestarsi.

Il cerchio dei danzatori gira escludendo totalmente chi non partecipa alla danza.

Questi contadini danzano come vivono: prendono per mano il vicino e si dispongono in cerchio e questo li gratifica perché implica il medesimo tipo di relazione sociale che vivono quotidianamente.

Poi la comunità comincia ad aprirsi verso l’esterno, e nascono le danze in catena aperta: si cominciano a mostrare verso l’esterno i ruoli maschili prevalenti nella comunità, che si posizionano alla testa e in coda alla catena; si sviluppa una maggior personalizzazione nei comportamenti ed una differenziazione tra i sessi.

Tale nuova conformazione autorizza a pensare che la società non fosse più chiusa e ripiegata su sé stessa: alla comunione si sostituisce il viaggio, lo sguardo dei ballerini è rivolto all’esterno, la catena diventa itinerante alla ricerca di collegamenti con l’ambiente circostante, naturale e umano.

La danza rivela ora la varietà delle relazioni esistenti entro i confini della collettività.

Nel passaggio tra ‘700 ed ‘800 si cominciano ad identificare le coppie uomo-donna: nascono  le Danze di figura, cioè tutte quelle danze che si possono far risalire alla Contraddanza.

Gli ambienti popolari tradizionali hanno acquisito le danze a figure da altri ambienti e le hanno rielaborate: in generale le figure sono state semplificate per essere inserite in una struttura esistente e raggiungere un risultato finale armonioso e del tutto nuovo.

Ora la coppia è libera di muoversi e di liberare la propria fantasia: la danza permette ed incoraggia rapporti privilegiati di coppia.

L’attenzione dei ballerini è rivolta alle figure e i percorsi che queste propongono favoriscono vari tipi di relazione con il partner ma anche con i vicini.

La danza mantiene il suo carattere socializzante ma non esprime più la solidarietà bensì l’incontro.

Si arriva infine alle danze per coppia chiusa (valzer, polke, mazurke, scottish) dell’800: queste danze sono giunte dalla città e si ritrovano identiche anche in ambiente tradizionale.

Il fatto che si siano rapidamente diffuse mostra che anche la società tradizionale comincia ad accettare che si manifestino relazioni di coppia totalmente sottratte al controllo sociale: è proprio la famiglia ad assumere il ruolo di asse portante della società.

Le due guerre mondiali però, in quasi tutta Europa, spazzano via la società contadina con le sue tradizioni centenarie e, trainata da una nuova economia, vi subentra una nuova società: quella a cui noi apparteniamo.

Dunque dobbiamo sempre tener presente un concetto chiaro: noi apparteniamo ad una società diversa da quella che ha creato le Danze Popolari.

Un tempo la comunità che creava una danza ballava solo quella, magari con alcune varianti;noi abbiamo la possibilità di spaziare e provare tutti i repertori che desideriamo, pur rispettando le tradizioni da cui essi provengono.

La danza popolare come strumento d’aggregazione mantiene ancor oggi tutta la sua potenza: così come allora è facilmente fruibile e tutti vi possono partecipare.

La danza popolare, ballata oggi nella nostra società, porta con sé anche un altro messaggio: ogni popolo può portare con sé le proprie radici e metterle in comune con gli altri in una nuova piazza.

In questo senso le danze popolari vogliono trasmettere un messaggio opposto a quello del ritorno alle comunità chiuse, arroccate in tradizioni ormai passate. Mentre i gruppi folk propongono, sopra un palcoscenico, coreografie studiate a tavolino, esibendosi vestiti con costumi tradizionali ormai oleografici, il mondo delle Danze Popolari propone, in piazza, balli molto più aderenti agli originali che siano, come nel loro spirito, momento d’aggregazione aperto a tutti.

Si deve ricordare infatti che la caratteristica fondamentale della Danza Tradizionale è che si balla per il piacere che suscita: la sua ragion d’essere non sta in ciò che si vede, non deve piacere a chi guarda, non è “estetica”, ma esiste per ciò che si prova ballandola.